
Davide Lopez con Silvia Corbella
Libertà e amore
(epistolario sul tema dell'amore)
Boringhieri - Torino, 1986
Quarta di copertina
"Nella più comune e diffusa esperienza esistenziale, libertà e
amore sono termini antitetici, apparentemente inconciliabili.
Chi si innamora, in genere, non solo perde il possesso di sé,
ma brama il possesso dell'altro, quindi si muove due volte in
senso opposto alla libertà, quella propria e quella del partner.
Sostenere la compatibilità, anzi l'identità profonda di libertà e
amore equivale a ciò che in alpinismo è il cimentarsi verso la
vetta per una via nuova. In questa libera arrampicata Davide
Lopez e Silvia Corbella si sono avventurati con il loro
scambio di lettere, lunghe lettere, che potremmo anche
inscrivere nel genere desueto del saggio epistolare."
"L'apparente paradossalità dell'esemplificazione (il rapporto
di Abelardo con Eloisa e quello di Sòren Kierkegaard con
Regina Olsen) non è che un segno dell'asperità dei sentiero
lungo il quale, di là dagli estremi opposti della simbiosi e dei
vuoto, l'amore può avverarsi nella sua espressione più
compiuta.
Un libro importante, innovativo, forse unico, sopra un terreno
tanto arato: un messaggio che sospinge il lettore verso la
comprensione di un modello di amore tra persona e persona,
nel segno della libertà."
(dalla Presentazione di Alfredo Todisco)
Indice
Presentazione
di Alfredo Todisco 9
Prefazione 15
PARTE PRIMA DAL TRANSFERT NEGATIVO SECONDO ALL'AMORE PERSONALE
1 - Perché libertà e amore 25
2 - La donna nel Medioevo 32
3 - Il rito iniziatico del cavaliere: dalla follia alla cortesia 39
4 - L'amore scortese 45
5 - Il conflitto edipico dal punto di vista del padre, dello
psicoanalista, del maestro, di Dio 56
6 - Dal transfert negativo secondo all'amore personale 59
7 - Introduzione critica a Rougemont 79
8 - Critica della critica dell'amore-passione di Rougemont 89
PARTE SECONDA ABELARDO ED ELOISA: UN'EMBLEMATICA STORIA D'AMORE
9 - Abelardo ed Eloisa: premessa 121
10 - Prima dell'incontro 123
11 - L'incontro e l'innamoramento 129
12 - Le difficoltà. e gli ostacoli 135
13 - Il concepimento e l'attesa di un figlio 140
14 - Il matrimonio e la castrazione 145
15 - La separazione e l'autocoscienza 155
16 - Ritrovarsi 174
PARTE TERZA L'AMORE NELLA DISPERAZIONE: KIERKEGAARD E REGINA
17 - Amore e volontà di potenza 193
18 - Riduzione del `singolo' di Kierkegaard al `prossimo tuo' e dell'amore
cristiano alla promiscuità 196
19 - Il cavaliere della rassegnazione e il cavaliere della fede 211
20 - Il Dio metafisico e il disprezzo della donna-madre 218
21 - L'`amoroso' di Kierkegaard come animale crudele, spietato verso la
donna-vittima 238
Presentazione di Alfredo Todisco
Messi uno accanto all'altro i due termini
libertà e amore fanno scoccare una scintilla, come i due poli di un arco
voltaico. Nella più comune e diffusa esperienza esistenziale sono termini
antitetici, apparentemente inconciliabili. Chi si innamora, in genere, non solo
perde il possesso di sé, ma brama il possesso dell'altro, quindi si muove due
volte in senso opposto alla libertà, quella propria e quella del partner.
Nel francese tomber amoureux e nell'inglese
to fall in love il concetto di cadere entra
ominosamente nel linguaggio. In italiano diciamo cadere ammalato, e il paragone
fra amore e malattia corre dovunque. Nel recente libro sul narcisismo Andrè
Green stabilisce l'equazione fra innamoramento e "decentramento". Chi è
trapassato dalla freccia di Cupido perde il centro, non e più padrone di sé,
cade nella dipendenza dall'oggetto d'amore, slitta nel punto più lontano dalla
sovranità propria. Nel senso comune l'amore, l'unione di coppia, implicano il
concetto di legame, di vincolo, quindi di limitazione reciproca, di sovranità
limitata di sé stessi.
Si potrebbe continuare a lungo nell'argomentare
l'opposizione, apparentemente radicale, tra quella sorta di "follia privata" in
cui spesso si risolve la passione amorosa e l'idea adamantina della libertà, ma
si andrebbe lungo una strada risaputa. Viceversa, sostenere la compatibilità,
anzi l'identità profonda di libertà e amore equivale a ciò che in alpinismo è il
cimentarsi verso la vetta per una via nuova.
In questa libera arrampicata Davide Lopez e Silvia Corbella
si sono avventurati con il loro scambio di lettere, lunghe lettere, che potremmo
anche inscrivere nel genere desueto del saggio epistolare.
Quando una scalata ha l'aria di voler sfidare la parete a
picco del comune buonsenso la domanda che sorge spontanea è: arriveranno i
nostri eroi a raggiungere la cima? Oppure: l'identità di libertà e amore, come
ultima e più elevata risoluzione delle contraddizioni umane, e veramente
attingibile o si presenta nella luce tanto sfolgorante quanto evanescente
dell'utopia?
Ed ecco qui, subito, la mia impressione. Il volume, con un percorso affine a
quello che nella Fenomenologia di Hegel porta dal regno della necessità al regno
della libertà, conduce passo passo il lettore dal grado inferiore del sentimento
amoroso, ancor tutto chiuso, possessivo, espropriativo, volto al maggior bene
dell'Io egoistico, a quell'amore "che è palpito dell'universo intero". Amore
gratuito, puro lusso, sperpero, sovrabbondanza di cuore, non moneta di scambio
in vista del proprio maggior benessere.
Certo, rispetto al modo di intendere e di praticare l'amore al giorno d'oggi, un
modo che non si correla alla libertà ma alla rivendicazione di un'autonomia
pretenziosa, di una "libertà negativa", o forse di un vero e proprio
libertinaggio, l'amore di cui i due autori disegnano i lineamenti rappresenta
una sorta di Terra Promessa. Oggi, forse in modo appena più accentuato di ieri,
i rapporti di coppia si allacciano (ecco la metafora del "laccio"!) e si
svolgono, magari fino alla dissoluzione, nel segno della volontà di ciascuno dei
partner di affermarsi, più o meno consciamente, a spese dell'altro. Corbella e
Lopez evocano, a questo proposito, la vis a tergo che agita le comuni relazioni
tra uomo e donna: la "lotta mortale fra i sessi" di nietzschiana memoria. Lotta
che sovente si presenta nella forma sadomasochistica del rapporto fra padrone e
schiavo, dove non c'è un padrone e uno schiavo ma, semmai, due padroni e due
schiavi, dal momento che il padrone non dipende dallo schiavo meno di quanto lo
schiavo non dipenda dal padrone.
La guerra d'amore, con tutte le vittime che lascia sul campo, è la conseguenza
del permanere nei componenti la coppia del narcisismo fallico, megalomanico,
napoleonico, onnipotente, che negli individui di ambo i sessi rappresenta una
sorta di zoccolo duro da infrangere. In linea di principio, ciò che si presenta
come amore e non lo è, è un prodotto dell'Io pregenitale, dell'Io immaturo,
dipendente, che non vive di vita propria ma che per esistere ha bisogno di un
puntello esterno e che nella relazione
simbiotica, dove il bisogno dell'altro è reciproco, raggiunge un solido e
perverso equilibrio. Ma la dipendenza simbiotica di entrambi i membri della
coppia è ovviamente l'opposto di amore e libertà.
L'itinerario che nel libro porta dal rapporto narcisistico, in cui i partner
sono uno ostaggio dell'altro, al rapporto maturo, dove "la libertà preserva
l'amore dalla altrimenti inevitabile distruzione dell'altro e di sé, e l'amore
dà significato alla libertà", è estremamente ramificato, complesso, ma ha un suo
punto nevralgico, focale, direi quasi iniziatico, nella rivoluzione copernicana
che gli esseri umani possono realizzare in sé stessi trasfigurandosi.
Rivoluzione essenziale, che porta al superamento dell'Io fallico, turgido di
volontà di potenza.
Si tratta della massima trasformazione con cui l'uomo può affrancarsi dal
"peccato d'origine", e trae la sua possibilità reale non da una autoimposizione
volontaristica ma da un'oscillazione interna alla fenomenologia del rapporto di
coppia, che può sfociare nella perdizione o nella salvezza.
Nelle vicissitudini di ogni relazione, alla fase dell'avvicinamento e
dell'identificazione empatica segue molto spesso, da una parte e anche da tutte
e due, un movimento contrario alla simbiosi, una specie di controspinta, di
desiderio di indipendenza, di autonomia, di libera scelta individuale, di ritiro
nella posizione schizoide, che può manifestarsi o eruttivamente o come una lenta
marcia indietro, una ritrazione, a cui Lopez, attraverso un'analisi di
sensibilità capillare, ha dato il nome di "transfert negativo secondo",
distinguendolo dal transfert negativo più conosciuto e comune.
Questo movimento può portare alla rottura, temporanea o definitiva, della
relazione, cioè all'esperienza di abbandono e di perdita dell'oggetto: vale a
dire alla più lacerante delle disavventure affettive. Ma proprio nel punto più
nero della voragine, in cui precipita chi ha subito la separazione (pur
inconsciamente collaborandovi), sorge una grande occasione di redenzione. Mai
come in questo caso la salvezza si presenta sotto un'apparenza più infernale:
quella del salto nel vuoto, della perdita di sé, dell'oggetto d'amore in cui si
condensano tutti i significati del mondo.
Orbene, nell'esperienza della "catastrofe" si nasconde la chiave della
liberazione. L'attraversamento del deserto, infatti, come esperienza di morte da
vivi, può portare alla morte del piccolo Io dipendente e onnipotente da cui
procedono le più tormentose sofferenze degli umani e "troppo umani", con tutto
il corredo di odio, di invidia, di gelosia, di competizione, di timore, di
insicurezza, di vendetta, di senso di colpa e via dicendo. Questo capovolgimento
dell'individuo toglie di mezzo, così, l'ostacolo maggiore che si frappone alla
sua apertura all'Essere, ovvero alla sua parte più consapevole ed elevata, alla
conquista di sé come persona (nel senso letterale per cui l'Essere "suona
attraverso", per-sonat). Ciò vuol dire diventare amico dell'universale.
Non si tratta, ovviamente, di una trasformazione agevole. L'Io luciferino,
annidato nel nostro petto e nella nostra mente, non si lascia scalzare senza
opporre la più tenace delle resistenze. E la prova ce la danno i risultati delle
varie indagini che i due autori-corrispondenti conducono, con molto acume e
accendendo spesso veri lampi di luce, sopra un insieme di materiali attraverso i
quali il dilemma dell'amore e della libertà assume caratteri emblematici, da La
donna e il burattino di Pierre Louys e da L'amore e l'Occidente di Denis de
Rougemont, alle vicissitudini amorose di Abelardo ed Eloisa e di Regina e
Kierkegaard.
E' abbastanza significativo il fatto che il disegno dell'ideale dell'amore nella
libertà, dell'amore fra persona e persona, dove cade ogni bisogno di dominio e
di soggezione e dove la guerra mortale fra i sessi diventa gioco e "arcobaleno
di gioia", esce dal libro prevalentemente per contrasto col negativo. Infatti, i
modelli di rapporto fra Conchita e Mateo, fra Sören e Regina, così come la
valutazione duramente critica dell'amore secondo Rougemont, sono decostruiti nei
loro elementi nucleari ed esposti nel loro permanere al di qua del passaggio
della grande soglia trasfiguratrice.
Bisogna dire che l'obiezione al tipo di rapporto fra Conchita e Mateo, in cui
Corbella ravvisa la modalità dell'avere, e la requisitoria grazie alla quale
Lopez mostra come, sotto l'abito del moralista e del predicatore, Rougemont e il
suo padre putativo Kierkegaard nascondano l'attaccamento persistente all'Io
fallico e megalomanico, sono condotte con un andamento stringente. Il peccato
comune ai due pensatori è la subordinazione dell'Io al Super-io punitivo e
cogente, per cui, se lo svizzero
affida la continuità del legame matrimoniale non all'amore ma all'imperativo
categorico, il danese, dal canto suo, trasforma, anzi degrada l'amore in
compassione, in pentimento, in sacrificio rabbioso.
Devo dire che l'operazione di Lopez sulla carne del "cavaliere della
rassegnazione" da lui chiamato a volta a volta zitellone, ipocrita, vampiro, è
tra le più lucide e spietate che sia dato di leggere. Il vecchio lupo fallico e
narcisistico indossa la pelle dell'agnello sacrificale, ma non riesce a
nascondere i vizi che aveva tentato di esorcizzare: l'egoismo, la voluttà
punitiva, la prepotenza, l'odio della vita e della gioia dell'amore.
Il superamento del piccolo lo e la realizzazione in terra del giardino
dell'Eden, che e l'amore genitale fra persona e persona, appare meta assai
difficile. Anche il rapporto fra Abelardo ed Eloisa, che Silvia Corbella
interpreta con sensibilità finissima e toccante partecipazione, non e esente da
riflessi ardui, tanto che il lettore potrebbe chiedersi perché sia stata messa
in scena, come esempio, una storia d'amore altamente drammatica, con episodi
estremi come la castrazione e la chiusura in convento, rispetto alla quale può
sorgere il problema se i due amanti e sposi in Dio abbiano raggiunto la sintonia
di libertà e amore.
Nella Eloisa disegnata da Corbella noi percepiamo un'immensa capacità di
dedizione all'amato nell'ideale dell'amore. Ma, considerando il tipo di
investimento totale, irrevocabile, che legava Eloisa ad Abelardo, ci si potrebbe
chiedere fino a che punto la donna che accettò il convento non per amore di Dio,
ma per condiscendere al desiderio del suo sposo, fosse libera, e fino a che
punto coatta. A un certo punto potrebbe sorgere il sospetto che in tutti e due
rimangano ambizione e volontà di potenza, sia pure inscritte in comportamenti di
elevata nobiltà.
Corbella, però, ha cercato di sottolineare come, pur nella loro paradossale
tragicità, gli amanti abbiano attraversato fasi che, se intese in senso emotivo
e metaforico, occorrono in ogni relazione d'amore. Se infatti la castrazione è
un rischio che dal punto di vista emotivo si pone, con figure diverse, in ogni
profondo e vero legame amoroso, la chiusura in convento può valere come emblema
di ogni ritiro narcisistico-schizoide. Tra Scilla e Cariddi, Abelardo ed Eloisa
hanno saputo procedere concretamente superando i due ostacoli eternamente
insidiosi e indicandoci la via
di una relazione sublimata e solidale che ha permesso loro di trascendersi in un
nuovo spazio di libertà e amore.
L'apparente paradossalità dell'esemplificazione reale non è che un segno
dell'asperità del sentiero lungo il quale, di là dagli estremi opposti della
simbiosi e del vuoto, l'amore può avverarsi nella sua espressione più compiuta.
Così a me sembra che il libro sospinga il lettore verso la comprensione di un
modello di amore tra persona e persona nel segno della libertà, talmente
suggestivo e appassionante da scuotere lo scetticismo più tenace e da accendere
la fiducia nei dubbiosi.
Inoltre, c'è da tener conto del fatto che la modalità dello scambio fra i due
autori, in una tensione creativa e rispettosa dei punti di vista diversi, a
volte divergenti, appare come la realizzazione di un modello di relazione
maschile e femminile che al di là della reciproca volontà di potenza non perde
mai di vista la possibilità di attingere valori universali nella costruzione di
un autentico rapporto persona-persona.
Nel tracciare discorsivamente le tappe del "grande viaggio" gli autori ci fanno
vedere con la loro acuta capacità di penetrazione come la Terra Promessa
dell'amore nella libertà e della libertà nell'amore non sia un'utopia, ma una
possibilità concreta per tutti gli individui di buona volontà.
Un libro importante, innovativo, forse unico, sopra un terreno tanto arato; un
messaggio che non riguarda solo il destino dell'amore ma quello della specie
ancora in preda alle tensioni primordiali della violenza, dell'aggressività,
della distruttività, della sete di potere.
Libertà e amore è l'Odissea di una grande speranza per la rigenerazione della
nostra travagliata civiltà.
ALFREDO TODISCO
In una lettera a Lou Salomé Freud dice: "Io so che nello
scrivere debbo accecarmi artificialmente per poter dirigere tutta la luce su un
punto oscuro." A sua volta Bion nei Seminari brasiliani1 traduce in modo
considerevolmente diverso questa frase, adattandola al suo peculiare, personale
modo di pensare.
Bion opera sulla frase questa trasformazione: "Io provo spesso ad accecarmi
artificialmente in modo da esaminare questi luoghi oscuri." In verità, questa
traduzione, così poco letterale e precisa, anzi deformata, serve a Bion per
sviluppare un problema clinico-teorico che gli sta particolarmente a cuore:
l'esigenza di liberare il campo di osservazione dall'interferenza della fantasia
e dello sforzo intellettuale, basati in ultima analisi su "ricordi e desideri",
in modo da poter utilizzare un altro vertice di osservazione, precisamente
quello che coglie o raccoglie la luminosità dell'oggetto, il suo modo di essere
e di porsi. Egli afferma: "Invece di provare a fornire una brillante,
intelligente, ben informata illuminazione per chiarire i problemi oscuri,
suggerisco di procurare una diminuzione della `luce'. Un penetrante raggio di
oscurità; un reciproco del faro. La particolarità di questo raggio penetrante è
che esso si potrebbe dirigere verso l'oggetto della nostra curiosità che
assorbirebbe tutta la luce già esistente, lasciando l'area in esame priva di
tutta la luce che possedeva. L'oscurità sarebbe così assoluta che raggiungerebbe
un assoluto vuoto luminoso. Cosicché se un qualche oggetto esistesse, per quanto
indistinguibile, si mostrerebbe molto chiaramente. " Per spiegare una situazione come questa Bion fa l'esempio del campo di
tennis, dove se si stacca lo sguardo dai giocatori gradualmente si comincia a
vedere la rete che è nel mezzo del campo e, persistendo nello sguardo, perfino i
buchi di questa rete. Il metodo suggerito da Bion è una variante dell'attenzione
liberamente fluttuante, una capacità sviluppata mediante l'analisi personale che
è la quintessenza del modo di essere dello psicoanalista nella relazione
analitica, l'equivalente della ormai famosa neutralità empatica che permette
allo psicoanalista di cogliere sullo sfondo neutro, quindi libero, della sua
mente, quei segnali preconsci, verbali o comportamentali, illuminanti
l'incongruità, la dissonanza, la contraddittorietà, la dissociazione tra la
parte preconscia, oscura, della personalità del paziente e quella razionale e
cosciente.
Nella misura in cui, poco alla volta, la totalità dei modi di essere consci e
preconsci del paziente si inscrivono, incidono o si riflettono sulla tela o
sullo specchio rappresentato dallo psicoanalista in condizione di neutralità
empatica, in questa stessa misura mediante le interpretazioni dello
psicoanalista il paziente reintegra sé stesso, emotivamente e consapevolmente,
nella sua totalità di persona.
Strano che Bion, così amante di esempi e metafore astronomiche, non abbia
pensato in un caso come quello descritto a una esperienza a nostro modo di
vedere non solo più interessante, ma accessibile a chiunque nel campo del
possibile e dell'esperibile: quella dell'affievolirsi della luce del sole via
via che ci si inoltra nella sera, e del tremulo apparire delle stelle. In questa
situazione possiamo cominciare a vedere una stella di lieve intensità luminosa,
se rendiamo cieco il campo delle stelle circostanti.
Abbiamo preferito scegliere questo esempio metaforico perché si addice in modo
specifico, poetico ed evocativo all'argomento della nostra ricerca, l'amore, la
cui problematica, a nostro modo di vedere, è di gran lunga la più complessa e
difficile, e quella che insistentemente vuole essere portata alla luce della
consapevolezza, nella nostra epoca. Amore significa inizialmente perdita di
interesse, di investimento, di luce per l'universo dell'esperibile e del
conoscibile, e concentrazione di tutto ciò che noi siamo su quella stella che,
in modo improvviso e vistoso, o inatteso e lento, ha attratto in noi sguardo,
sensi, cuore, mente, e più profondamente ancora il sistema vegetativo profondo
(su cui
si concentrò l'attenzione di uomini apparentemente così lontani fra loro:
Gautama Buddha e Wilhelm Reich), che può essere visto come probabile sede del
più antico e più giovane fra gli dei: Eros.
Nell'amore, è in quella fase che dal linguaggio comune, dalla letteratura e
dalla psicoanalisi è chiamata di innamoramento che la concentrazione della forza
libidico-emotiva dell'amante è attratta dal cosiddetto oggetto d'amore, che noi
preferiamo nominare, rievocando Platone, amato o amata. La concentrazione
libidico-emotiva e mentale su quella stella che assorbe l'intera luminosità dell'universo, oggetto del nostro amore, avviene per opera del dio Eros. Questo
accade sia nel caso dell'amore reciproco sia in quello dove uno soltanto dei due
individui è stato sedotto e colpito, a volte mortalmente, dal dardo
fosforescente, intriso di sostanze producenti estasi, ebbrezza, incantamento,
del dio Eros appunto, il quale asseconda la grande dea ammaliatrice di uomini e
dei, sua madre Afrodite.
Per non complicare le cose in questa breve prefazione, prenderemo in esame la
situazione di amore reciproco.
La fase di innamoramento raggiunge la sua acme, il suo zenit, in quel momento
spasmodico in cui l'attrazione reciproca è così vincolante da assumere un
carattere ipnotico, là dove niuno dei due componenti la coppia sembra più poter
esistere senza l'altro. Per comprendere una condizione come questa la
psicoanalisi si è servita di una definizione scientifica, in verità di una sola
parola, che ha conservato, tuttavia, una potenza evocativa ed emotiva: simbiosi.
La simbiosi trae la sua forza, il suo ineluttabile potere di legame quasi
inscindibile, dal mondo arcaico infantile, dall'attaccamento vitale, essenziale,
del bambino alla madre (ma anche al padre, ci permettiamo di aggiungere). La
storia del romanzo e della poesia d'amore del cavaliere e della dama dei
pensieri, del poeta e della sua "madonna", raccontata e cantata da trovieri e
trovatori, su su fino ai nostri giorni, dove si intreccia con il dramma
musicale, che Rougemont nella sua opera fondamentale e famosa, L'amore e
l'Occidente (da noi analizzata e criticata per esteso in questo libro), ha
tentato di mostrare come dominata dalla passione d'amore e dal mito di Tristano
e Isotta, ci è servita per analizzare il quasi inestricabile legame che la
simbiosi, cioè
l'estremo attaccamento alla vita, ha con la morte, con l'angoscia mortale di
disintegrazione e annichilimento dell'Io. Morte, dunque, su due versanti:
nell'attaccamento ineludibile all'amato, giacché l'amore simbiotico, violento e
insaziabile, conduce alla fusione, quindi alla perdita di identità, alla
schiavizzazione e vampirizzazione di colui o colei che della coppia è il più
debole e il più coinvolto, espropriato dalla potenza di Eros nel momento in cui
incurante della salvezza personale si è "lanciato in gola all'esperienza", come
direbbe Nietzsche; e anche morte sul versante della rinuncia e dell'abbandono,
della rottura del legame simbiotico di coppia. A questo stadio di evoluzione
della simbiosi, la separazione infatti implica o il ritorno persecutorio
dell'amato o dell'amata sotto forma di oggetto interno che non riesce a sfuggire
alla persecuzione e alla tortura, o il salto abissale veramente mortale in quel
vuoto, in quel silenzio, in quell'assenza di legami dove non vi è avvistamento
di qualsivoglia terra, in quell'orizzonte desolato e sperduto dove non si sa se
vi sarà mai approdo, ritrovamento di un nuovo contenitore, di una terra
promessa, né ascolto della voce di un dio, di un maestro. Situazioni come queste
sono state nel presente lavoro analizzate e comprese in tutta la loro devastante
portata. Lopez, in particolare, le ha indicate anche in altri suoi scritti con
il nome di cataclisma emotivo e mentale.
La situazione catastrofica di Bion, quella cataclismatica di Lopez, che della
cosiddetta catastrofe ha voluto enfatizzare gli aspetti potenzialmente positivi,
non è però un'eventualità necessaria, inevitabile o fatale per colui che conosce
la via che oltre la simbiosi e l'attrazione catastrofica degli abissi conduce a
quella posizione fondamentale della vita mentale che si contrappone alla
simbiosi: la posizione schizoide, analizzata con particolare attenzione da
Fairbairn e Guntrip. Sulla scia di questi autori - e anche di Winnicott e Kohut
- Lopez ha ulteriormente chiarito questa fase universalizzandola, sottraendola
cioè all'ambito ristretto della psicopatologia, territorio classico degli
psicoanalisti, e identificandola con una delle posizioni o polarità fondamentali
lungo la via dello sviluppo emotivo e mentale dell'individuo e della specie
umana.
L'associazione simultanea e l'assimilazione nella mente di queste due polarità
essenziali della psicologia umana non è ancora penetrata nell'ambito
clinico-teorico della psicoanalisi.
Riprendiamo ora l'esempio di cui ci siamo serviti per illustrare il significato
della condizione di innamoramento, equivalente allo stadio simbiotico, per
vedere di chiarire meglio a noi stessi e al lettore le trasformazioni dal punto
di vista dell'illuminazione della stella-oggetto d'amore nella posizione
schizoide. Freud e Bion, in modi diversi, hanno preso in considerazione la
concentrazione di illuminazione sull'oggetto della ricerca. La loro posizione
emotiva rientra dunque in quella dell'innamoramento. Il fatto che essi si siano
innamorati non proprio dei pazienti, ma della ricerca sui pazienti, sui loro
modi di essere e di comportarsi, non è argomento contro questa condizione
libidico-emotiva e mentale che implica un iperinvestimento oggettuale. Noi
ipotizziamo che nella fase schizoide avvenga, lentamente o rapidamente, un
disinvestimento libidico-emotivo dell'oggetto d'amore e, per restare nel campo
dell'esemplificazione, uno spegnimento della luminosità dell'oggetto,
inconsciamente prodotto o coscientemente operato dal soggetto, ottenendosi così
un riassorbimento della luce precedentemente catturata dall'oggetto. Ciò è
vitale ed essenziale perché diventi possibile al soggetto attingere la posizione
schizoide. Ci rendiamo conto che gli psicoanalisti potrebbero ricordarci che una
trasformazione simile di luminosità riassorbita dal soggetto e reinvestita su di
sé è stata definita da Freud come narcisismo secondario. Il narcisismo, Kohut a
parte, è in generale squalificato dalla psicoanalisi, la quale, a nostro modo di
vedere, rischia di rappresentare rispetto a questo problema il prolungamento
dell'etica del cristianesimo.
Il ricupero del narcisismo, della forza libidico-emotiva, da parte del soggetto
nella posizione schizoide, è non solo un movimento vitale, ma è fondamentale
alla costruzione finale dell'individuo come persona. Il riassorbimento
dell'eccedente luminosità dell'oggetto d'amore permette infatti al soggetto di
vedere e comprendere anche tutti gli aspetti realisticamente negativi del modo
di essere e comportarsi dell'oggetto. Lopez ha identificato la posizione
schizoide con l'atteggiamento scientifico, tipico di una fase di maturità
dell'individuo e della specie umana. L'atteggiamento scientifico nei confronti
dell'oggetto d'amore e in generale verso gli oggetti di questo mondo, in quanto
è identificabile con la posizione schizoide, corrisponde anche a un transfert
negativo verso la vita. Da un altro punto di vista, però, questa fase
lungo il percorso di una relazione d'amore che voglia attingere il livello più
alto della maturazione umana, e cioè il rapporto persona-persona, è una fase di
liberazione dalla dipendenza coatta che la simbiosi implica. Essa corrisponde
dunque alla dimensione della libertà, che è la seconda delle polarità essenziali
nella tensione dialettica costruttiva presa in considerazione nel nostro libro.
La capacità di vivere entrambe le posizioni emotive o polarità esistenziali, a
volte perfino allo stato puro, e di superarle integrandole nella consapevolezza,
conduce a quella terza fase, tutta da scoprire per la psicoanalisi, che è la
costituzione della persona. Persona intesa come totalità vivente, come
realizzazione dell'essenza più profonda dell'ente-uomo, come transustanziazione,
trasfigurazione dell'individuo e del "singolo" di Kierkegaard, come modo di
essere e porsi in relazione a cui l'individuo e la specie umana sono
"insistentemente chiamati dall'Essere" (direbbe Heidegger), per realizzare
compiutamente sé stessi, in libertà e amore, oltre i confini ristretti e caduchi
dell'Io e del Sé della psicoanalisi, fino a costruire appunto il rapporto
persona-persona. Quando questo diviene realizzabile la lontananza è la vicinanza
stessa, la gioia è soffusa di dolce mestizia, la morte diviene perfino amica
della vita e le stringe la mano in solidarietà di nobili intenti, il dispiacere
della separazione e annullato dalla promessa del ritorno.
Oltre l'identificazione proiettiva, soltanto psicologica dunque, quale è intesa
dalla psicoanalisi e in generale dalla psicologia, l'altra persona è, in verità,
una reale manifestazione di noi stessi, a volte ancora più noi di noi stessi,
come nel caso di un amante che è solidale nei gorghi dell'esistenza o di un vero
maestro, quando nell'altra persona noi riconosciamo una realizzazione
dell'Essere: la persona che attinge livelli universali.
In particolare, l'analisi che Corbella ha fatto della storia d'amore di Abelardo
ed Eloisa ha permesso di mettere in luce con notevole pregnanza situazioni che,
se intese in senso simbolico, sono ritrovabili in ogni relazione d'amore. Così,
si e potuto seguire, momento per momento, il passaggio dalla posizione
simbiotica dell'innamoramento a quella del ritiro schizoide fino a un nuovo
rigenerante incontro al livello dell'Essere. In ogni fase della relazione, le
vicissitudini della libertà e dell'amore sono state considerate nel loro
costante rapporto dialettico. Inoltre, ogni volta
che è stato possibile, sono stati fatti confronti costruttivi con la relazione
analista-paziente.
La nostra amicizia e l'affinità emotiva e intellettuale ci hanno dunque permesso
di ripercorrere in questo libro i momenti fondamentali della maturazione umana,
individuale e sociale, vista dal vertice dell'amore e della libertà.
Questi momenti, identificabili con la posizione simbiotica e con quella
schizoide, sono stati considerati attraverso l'analisi dell'amore cortese nel
Medioevo, fino alle disamine parallele dell'amore di Abelardo ed Eloisa e di
Kierkegaard e Regina. La forma dello scambio di lettere, come decisione
preconscia, ha permesso una solidarietà e un venirsi incontro creativo, nel
rispetto della libertà delle reciproche scelte preferenziali per vicende
diverse, via via oggetto di interesse-amore da parte dei due autori. Ciò ha
contribuito a rendere esplicito un differente atteggiamento emotivo nei
confronti dei personaggi considerati nel nostro comune cammino. Lopez sembra a
volte assumere una posizione di tipo critico-schizoide, che è più tipica
dell'uomo ed è essenziale al ruolo appunto paterno emancipativo, mentre Corbella
si pone in modo naturalmente più femminile, e dunque appare maggiormente
simbiotica e accogliente. Epperò, se è vero che Lopez è decisamente più critico
e Corbella più comprensiva nel momento in cui assumono un ruolo paterno e
materno nei confronti dei personaggi con cui si identificano o si confrontano, è
anche vero che a un altro livello entrambi si mostrano più aperti e capaci di
considerazione verso i rappresentanti del sesso opposto: Lopez nei confronti di
Regina e Corbella nei confronti di Abelardo, offrendo così un esempio di
generosità reciproca nel rapporto dell'uomo con la donna e della donna con
l'uomo. E per concludere: moduliamo il grido selvaggio di Carmen, "Surtout la
liberté" con la parola più dolce della lingua universale, e dunque non "Surtout
la liberté" ma "Surtout la liberte et l'amour".
D. L. - S. C.
1W. R. Bion, Seminari brasiliani, trad. it. in Il cambiamento catastrofico (Loescher,Torino 1981).