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Davide Lopez
La psicoanalisi della consapevolezza
Critica della metafisica
Edizioni scientifiche Italiane Napoli, 1997
Quarta di copertina
Il volume raccoglie i lavori sul controtransfert, culminati nel Dialogo
Internazionale di Psicoanalisi con psicoanalisti americani ed europei.
A sua volta, il controtransfert ed il tema dell'identificazione sono stati
connessi con le problematiche del capro espiatorio e le teorizzazioni di René
Girardi.
Nella parte finale, uno sguardo sintetico sulla filosofia occidentale fornisce la base epistemologica che conduce all'ultimo capitolo sull'amore genital-personale, meta ultima della cultura e della civiltà.
Indice
Prefazione p 7
PARTE PRIMA
SUL CONTROTRANSFERT
Il controtransfert nella prospettiva della persona 13
La resistenza empatica dell'analista 31
Controtransfert convergente, divergente e personale 41
Dialogo internazionale di psicoanalisi 47
PARTE SECONDA
INTERMEZZO TEORICO
Identità-Alterità-Distinzione 99
Memoria e oblio 113
PARTE TERZA
SUL DOPPIO
Il controtransfert nella prospettiva del doppio 131
Girard sulla via di Damasco 151
di Davide Lopez e Loretta Zorzi Meneguzzo 175
PARTE QUARTA
PROBLEMATICHE
FILOSOFICO-PSICOANALITICHE
Morale kantiana e superio freudiano
La fenomenologia dello Spirito, ovvero la storia del mondo 185
L'amore genital-personale 207
Bibliografia 233
Questo libro raccoglie alcuni lavori sul
controtransfert che, riuniti in modo abbastanza organico, sono stati da me
inviati ad alcuni tra gli psicoanalisti americani ed europei da me più stimati.
Ne è seguito un dialogo internazionale che viene qui integralmente pubblicato
insieme alla mia sintesi finale del dibattito. A questa prima parte seguono i
lavori sul doppio, dove, insieme a Loretta Zorzi ho integrato parzialmente il
punto di vista di René Girard, che rappresenta una delle più violente critiche
inferte negli ultimi vent'anni alla scienza fondata da Freud, con la prospettiva
della persona, risolutrice, a mio modo di vedere, e dell'impasse psicoanalitico
che ha assunto di recente, anche tra gli psicoanalisti, il nome di crisi della
psicoanalisi, e delle critiche di Girard.
Mi ero già occupato di questo autore anni fa, apprezzando e
simultaneamente criticando il suo libro - Violenza e sacro - nel mio lavoro -
Violenza e Sacro, Lucifero e Dio, uomo e persona -. Girard sosteneva allora
l'indifferenziazione della vittima sacrificale, quale individuo qualsiasi, capro
espiatorio, su cui infieriva e si scatenava la violenza collettiva. Il furore
omicida era considerato da Girard, con lucida coerenza, come una forma di
abreazione, il cui esito era l'idealizzazione della vittima e la pacificazione
della comunità.
Non si può non essere d'accordo con la spiegazione
dell'autore francese. Tuttavia, in quel lavoro sostenevo che la vittima non
potesse essere un individuo qualunque, scelto a caso come pensava Girard,
sibbene uno dotato di alcune caratteristiche: diversità rispetto alla norma e
volontà di potenza. Nei libri successivi al suo ormai famoso - Violenza e sacro
- Girard ha modificato il suo punto di vista ed è giunto alla conclusione
opposta, simile a quella da me prospettata: la vittima è prescelta, perché
riconosciuta dalla collettività, come portatrice di caratteristiche aliene e di
segni speciali, assimilabili al malocchio, tali, comunque, da attirare su di sé
la violenza della comunità e del gruppo.
Dopo un'attenta e intensa lettura dei suoi libri più recenti,
mi sono convinto che la violenza collettiva non è quasi mai un fenomeno
spontaneo, come crede Girard, ma che le folle vengono sobillate e aizzate,
apertamente o subdolamente, grossolanamente o sottilmente, con più o meno lenta
preparazione, da che mondo è mondo, fin dall'epoca - Delle cose nascoste sin
dalla fondazione del mondo -, dai potenti della terra, da coloro che detengono
il potere e da coloro che lo vogliono appropriare. Tutti costoro giustificano
qualsivoglia delitto per il dominio, e hanno «sfornato» e continuano a
«sfornare» vittime sacrificali. Cultura e civiltà, idealizzazioni ed eufemismi a
parte, e qui sono d'accordo con Girard, sono state e continuano ad essere
costruite sulle immense cataste di ossa, appartenenti ai capri espiatori della
storia. Negli anni la speculazione di Girard ha finito per darmi ragione sulla
specificità delle vittime; mi auguro possa fare altrettanto, in anni a venire,
per quanto attiene alla specificità degli aguzzini.
Da un altro punto di vista, proprio come il mio sguardo si è
spostato dalla specificità delle vittime sacrificali a quella dei carnefici,
proprio così, stranamente, ma coerentemente, seguendo le leggi di sviluppo del
preconscio, che volentieri seguo, questo sguardo si è focalizzato negli ultimi
anni sul controtransfert più di quanto facessi nel passato, senza per altro
abbandonare la visuale privilegiata sul paziente. D'altra parte, non indugio,
come sembra essere la tendenza di moda fra gli psicoanalisti nell'autoanalisi
ossessiva e nel rito del mea culpa. Anzi la ricerca sul controtransfert ha
purificato il mio sguardo e sono, ora, più attento al paziente di quanto lo
fossi in tempi remoti.
La soluzione di questa correlazione tra il fenomeno del
doppio e quello del controtransfert, tra la relazione vittima-carnefice e quella
paziente-analista, dove è inteso che la vittima potrebbe essere anche
l'analista, questa soluzione è un quiz che io pongo al lettore in questa breve
prefazione, quiz che credo troverà, comunque, soddisfacente soluzione nello
sviluppo del libro.
La parte finale del libro è composta da un breve lavoro su
Kant, e precisamente sull'etica kantiana che ho connesso con la teoria
psicoanalitica strutturale della mente, regolata e, in verità, dominata dal
superio freudiano, che potrei definire - la malattia della spiritualizzazione -,
di cui a mio modo di vedere soffrivano tanto Kant quanto Freud. La patogenesi di
questa malattia risale addirittura allo split metafisico-platonico fra anima e
corpo, fra spirito e materia. Negli ultimi anni della sua vita Freud era giunto
a considerare la spiritualizzazione, come una caratteristica specifica degli
Ebrei. Egli ha però dimenticato di prendere in esame l'influsso della filosofia
greca, platonica e neoplatonica, sulla cultura ebraica. Ho, in ogni caso,
cercato di mostrare nel capitolo su Kant come la spiritualizzazione estremizzata
conduca all'assassinio dell'amore.
Segue poi il lavoro su Hegel della cui filosofia ho
rivendicato soprattutto la spinta verso l'avvenire, liberatoria dall'attrazione
verso le chimere del passato, quali si ritrovano perfino in filosofi, da me così
apprezzati, come Nietzsche e Heidegger. Ho criticato, invece, in Hegel
l'estremizzazione della dialettica che conduce al moto perpetuo e, da ultimo,
alla concezione dell'universale come essenzialmente negativo. Questa
estremizzazione ha raggiunto il suo punto di massimo pericolo, anzi di
distruttività, nella cosiddetta Scuola di Francoforte, specificamente in Adorno,
con la sua - Dialettica negativa -.
Vi è, infine, il lavoro - Amore genital-personale -, che
considero la sintesi di tutto il libro. In esso è delineata, a rapidi e ampi
tratti, la storia essenziale della filosofia e la sua connessione genetica con
la psicoanalisi, di cui l'amore genital-personale fra due persone rappresenta il
momento culminante, come vetta e conclusione della storia universale.
Dopo aver terminato l'ultimo lavoro, mi sono reso conto di
due fatti per me di elevato significato. Mi è sembrato che l'essenza del libro
consista in una critica implicita, ma perdurante e coerente, della metafisica,
proprio di quella essenza metafisica che Heidegger pensa quasi ineliminabile, in
quanto identificata con la filosofia che domina la cultura occidentale da ben
oltre duemila anni.
La metafisica è la scissione che in tutte le religioni e in tutte le filosofie
si ripresenta quasi irriducibile, comunque questa scissione si manifesti, ad
esempio, fra Essere ed Esserci, universale e individuale, eternità e storicità,
Dio e uomo, spirito e materia, infinito e finito. Può essere che qualche
lettore, particolarmente perspicace, riesca a evidenziare l'esistenza di questa
scissione anche nel mio libro e, quindi, nel mio pensiero. Mi auguro, tuttavia,
che al mio tentativo di eliminare questo split esiziale faccia seguito una più
compiuta consapevolezza da parte del mondo della cultura.